La rinoplastica è uno degli interventi più richiesti.
Pensateci un po’. Vi svegliate la mattina e vi trascinate (perchè senza caffè difficilmente si può dire di camminare) verso il bagno; alzate gli occhi e vi appare la vostra faccia, e taccio sulle righe del cuscino sulle guance. Ma è lì, che appare in tutto il suo splendore e magnificenza: il vostro bel naso. Oppure parliamo di quegli scatti rubati (facile fare gli splendidi coi selfies!) di trequarti che impietosamente mostrano tutti i piccoli e grandi difetti di un naso diciamo “importante”.
Se siete fortunati, questi difetti vi fanno solo lamentare con amici e parenti ma in caso di difficoltà respiratoria, e non aggiungo una componente allergica che darebbe il colpo di grazia, allora le cose si complicano.
Sì, perchè a questo punto rifarsi il naso non resta un vezzo estetico ma diventa una esigenza per migliorare la propria qualità di vita. E’ proprio in questi casi che il chirurgo plastico con esperienza sul trattamento delle prime vie respiratorie può risolvere casi anche complessi con nasi post-traumatici che hanno un setto deviato o rotto, una ipertrofia dei turbinati o peggio ancora. A quel punto la correzione anche della piramide nasale nella sua interezza (cartilagini quindi punta nasale e dorso/base quindi osso) diventa parte di un intervento più complesso ma anche più completo.
La rinosettoplastica si può effettuare in due modi principalmente: con tecnica “chiusa”, accedendo alle strutture nasali da incisioni nelle narici, o con tecnica “open” con incisioni che si estendono alla columella e permetto l’esposizione di tutta l’anatomia del naso. Queste due tecniche hanno pro e contro sia nel post-operatorio sia nel trattamento più accurato delle strutture (ad esempio nella “open” è più facile correggere una punta complessa o un esito di trauma importante) ma anche nel tipo di intervento da effettuare. Ad esempio un naso già operato una o più volte beneficia di più di una tecnica aperta. E’ comunque molto strettamente dipendente dalle capacità del chirurgo (la “chiusa” è più difficile se non si ha confidenza con questa metodica).
L’intervento, come tutti, è un mix tra le richieste del paziente ed i consigli del chirurgo: scordatevi i nasi “anni ’80” scavati, sottilissimi, con la punta all’insù. Oggi anche per i nasi femminili le linee sono più regolari, la punta più rappresentata ed il dorso rettilineo, addirittura quasi con un minimo di gibbo negli uomini. A volte possono essere necessari piccoli ritocchi per migliorare una guarigione non sempre prevedibile (a volte anche la qualità della pelle influisce molto sul risultato e va tenuta presente in sede di intervento).
Ma togliere i tamponi fa male?! E perchè in anestesia generale?? Spesso queste domande sono parte della visita. Chiedete al vostro chirurgo che tipo di accorgimenti usa anche per questi argomenti e perchè. Un naso importante da correggere in anestesia locale, con il trattamento dell’osso, risulta molto complicato da affrontare (per chirurgo e paziente!). I tamponi aiutano molto in caso di settoplastica e trattamento della patologia respiratoria. Tutto ha un suo perchè.
La chirurgia del naso è una delle più complesse e richiede una capacità elevata. Pensate sempre bene alla decisione di effettuare un intervento e valutate sempre, se avete problemi respiratori, la possibilità di effettuare nel medesimo momento anche il trattamento chirurgico di tali disturbi. Affidatevi a personale qualificato ed esperto.
E mi raccomando…non andate a NASO!